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  • Cuba svolta: «Todos somos americanos»
    Svolta nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba, 55 anni dopo la rivoluzione di Fidel Castro. La "normalizzazione" dei rapporti è cominciata con uno scambio di prigionieri, cui seguiranno l'apertura delle rappresentanze diplomatiche, un allentamento dell'embargo e la rimozione delle restrizioni sui viaggi.​ Il presidente americano, Barack Obama, e quello cubano, Raul Castro, si sono sentiti per telefono martedì scorso. Protagonisti in Sudafrica della storica stretta di mano alla cerimonia per la morte di Nelson Mandela nel dicembre 2013 - nel corso della conversazione telefonica hanno affrontato il tema della normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba. I due leader questa sera alle 18 ore italiana hanno tenuto in contemporanea un discorso ai rispettivi popoli. "Porremo fine a questo approccio oramai vecchio" con Cuba: lo ha detto il presidente Usa sottolineando di aver dato immediato avvio alle trattative. "Ho dato al segretario di Stato John Kerry il mandat
  • Dall'Expo un "governo" contro la fame
    Più “vulnerabile” e meno commerciale. Più attenta ai drammi dell’alimentazione e meno disposta a seguire i dettami del “cuciniere del mondo”. È un Expo ancora possibile quella che emerge dal forum è promosso nei giorni scorsi da Avvenire nella sua sede milanese. A discuterne, insieme con il direttore Marco Tarquinio e una folta rappresentanza della redazione, tre esperti di indiscussa competenza: l’economista Luigino Bruni, il critico enogastronomico Paolo Massobrio e Carlin Petrini, fondatore di Slow Food e Terra Madre. Il punto di partenza è rappresentato dal tema che caratterizzerà Expo 2015, “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. «Un’occasione che ci impegna anche come cristiani – ha ricordato Massobrio – perché ci permette di riscoprire le radici profonde della cultura alimentare europea. Non dimentichiamo, inoltre, che l’Italia è stata scelta per ospitare la manifestazione proprio perché rappresenta un terreno di esperienze riconosciuto in tutto il mondo». Le vi
  • Nigeria, nuovo agguato di Boko Haram: 32 morti
    ​Presunti membri del gruppo islamico Boko Haram hanno ucciso 32 persone in un attacco contro un villaggio nel nord Nigeria orientale e rapito decine di abitanti, tra cui donne e bambini. Lo riferiscono testimoni e autorità, precisando che l'attacco è avvenuto domenica. Gli ostaggi potrebbero essere un centinaio. La notizia dell'attacco è stata diffusa ben quattro giorni dopo, a causa della quasi totale assenza di rete mobile ma anche per la situazione di dissesto in cui versa la rete stradale nella zona, che si trova circa 70 km a sud di Maiduguri, roccaforte storica dei Boko Haram. Gumsuri è sulla strada per Chibok, la città in cui il gruppo islamico rapì più di 200 studentesse ad aprile scorso. Secondo quanto riferito da funzionari locali, il villaggio gode della protezione di una milizia cittadina anti-islamica relativamente efficace, che tuttavia domenica è stata sopraffatta dall'attacco dei Boko Haram. Questo dopo che "per un anno, gli insorti hanno tentato più volte di attaccare Gumsur
  • Non sposano i jihadisti: «Uccise 150 donne»
    Almeno 150 donne, alcune delle quali incinte, sono state  uccise dallo Stato islamico per aver rifiutato di sposare i jihadisti del gruppo. L’incredibile eccidio è avvenuto nella provincia di Anbar, nel parte nord-occidentale dell’Iraq. Lo ha denunciato il ministero per i Diritti umani di Baghdad, citato dall’emittente satellitare al Arabiya, spiegando che le esecuzioni sono avvenute a Falluja e che i corpi delle vittime sono stati sepolti in fosse comuni alla periferia della città. L’esecutore di questa serie di efferate uccisioni è stato identificato nel jihadista Abu Anas al-Libi. In Siria, invece, i corpi di oltre 230 persone uccise dai jihadisti dello Stato islamico sono stati trovati in una fossa comune nella provincia di Deyr az Zor, nell’est della Siria. Lo ha reso noto l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), precisando che le vittime sono membri della tribù degli Sheitat, di cui era stato denunciato un massacro in settembre. Il ritrovamento porta così a più di
  • Rublo in picchiata, assalto ai bancomat
    Mosca corre ai ripari per fermare il crollo del rublo. La parola d’ordine è "ricapitalizzazione". La Banca centrale russa ha annunciato ieri una serie di misure per stabilizzare le banche messe a rischio dal crollo della moneta - che solo nell’ultima settimana ha perso il 20% del proprio valore rispetto al dollaro e il 45% da inizio anno - compresa una moratoria sulle coperture dei prestiti a rischio e prestiti in valuta estera. Ma soprattutto il ministero delle Finanze ha iniziato a vendere parte delle sue riserve di valuta straniera, almeno 7 miliardi di dollari, per sostenere il rublo, che in serata ha così lievemente ripreso quota, attestandosi a 62,21 sul dollaro.  Continua il silenzio di Vladimir Putin. Il suo portavoce Dmitry Peskov ha precisato che il presidente non dovrebbe presiedere ad alcuna riunione di emergenza o rilasciare dichiarazioni prima della tradizionale conferenza stampa di fine anno (che si terrà oggi). Nei prossimi giorni, ha aggiunto Peskov, la Russia adotter